Salerno e la medicina

Dopo l’invasione barbarica, le scienze mediche e farmaceutiche non erano state completamente perdute nel mondo occidentale. I conventi avevano conservato una serie di opere classiche; monaci e chierici erano felici di dedicarsi alla medicina e alla farmacia, tanto che i papi avevano persino dovuto intervenire per moderare il loro ardore. Qua e là, fuori dai conventi, c’erano case locali dove le tradizioni erano state conservate e dove il fuoco veniva bruciato sotto la cenere. Per molto tempo Salerno, nel Regno di Napoli, era stato uno di questi centri; i medici vi si incontravano, attirando talvolta clienti famosi (medicina neolatina). Opere mediche, la Pratica di Patrocello (1035), il Passionato di Garioponto, le opere di Trotulla e di suo marito, intorno al 1059, contenute nel mezzo delle parti mediche ricette farmacologiche relative alla farmacologia galenica. Quando Costantino l’Africano portò i libri degli arabi e le ricette di questi medici nell’XI secolo, infuse nuovo sangue nel materiale medico, che prese nuova vita. La Schola Salernitana elenca i farmaci consigliati dai medici della scuola, con indicazioni terapeutiche date in forma ingenua e originale. Anche i farmacisti svolgono un ruolo a Salerno: sono separati dai medici e hanno farmacie regolarmente ispezionate. La scuola, costruita come università dall’imperatore Federico II, ebbe un momento di splendore, dal quale si disgregò rapidamente quando il sovrano fondò un’università concorrente nella stessa Napoli.

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